Draghi salvatore e carnefice della classe politica italiana

Antonio Masiello a través de Getty Images

La salvezza della politica italiana? Si chiama Mario Draghi. La sconfitta della politica italiana? Si chiama sempre Mario Draghi. No, non è una contraddizione. È piuttosto la tristissima verità che racconta di una class politica semper più autoreferenziale e semper più incapace di pensare estrategicamente al bene del paese, al destino delle giovani generazioni e, ancora di più, degli italiani non ancora nati.

Draghi è la salvezza della politica italiana quando da tecnico si fa politico, quando decide di trasformare la sua bisaccia degli attrezzi in corona regale, il suo cacciavite in scettro del potere. Credibilità, competenza, sobrietà: le caratteristiche di Mario Draghi vanno (come in realtà dovrebbe essere per ogni buona politica) oltre la propaganda giornaliera, le appartenenze partitiche e gli interessi particolari. Draghi è la salvezza della politica italiana (e dell’Italia) quando si sostituisce a una classe dirigente che, come troppe volte è successo negli ultimi decenni, fugge di fronte alle responsabilità, nascondendosi di fonte alle burrasche della storia.

Ma Draghi, nonostante Mario Draghi, incarna perfettamente la sconfitta della classe politica italiana. E continua ad incarnarla quando, lo vediamo in questi giorni, chiunque lo tira per la giacca, lo strattona furiosamente, come se fosse l’unico capitano a poter portare in salvo la nave Italia. C’è chi lo vuole a Palazzo Chigi per l’eternità, chi già lo vede al Quirinale, chi lo trasforma in animale mitologico per metà presidente e metà premier. E a ogni dichiarazione del genere si fa semper più evidente l’incapacità di questa class dirigente di gobernare il paese, presa com’è da piccoli interessi di bottega. E così dietro a Draghi quasi tutti cercano di nascondere la pochezza intellettuale di politici che hanno dimenticato (o forse non hanno mai saputo) cosa sia davvero politica: visione, programmazione, decisione.

È per tutto questo che la politica italiana dovrebbe approfittare di questo passaggio storico tra crisi pandemica e agenda europea per gettare le basi di una ripartenza che si fondi sull’esplosione di nuove energie culturali. E invece, almeno per quel che sembra, tutti continuano a navigare a vista senza prospettiva, senza meta. Aggrappandosi disperatamente al Draghi di turno, al tempo stesso salvatore e carnefice.


Source: Huffington Post Italy Athena2 by www.huffingtonpost.it.

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